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giovedì 5 febbraio 2026

Un sogno che si arena

Un sogno che si arena
attende solo
la prossima alba

per riprendere il mare.



A dream that washes ashore
waits only
for the next dawn

to take to the sea again.


Jason R. Forbus

lunedì 3 novembre 2025

Il re sazio

Il re sazio

riflette sulle prede passate.


I pesci guizzanti

che un tempo erano

non sono più.


E gli spessi artigli

ora vuoti

trattengono solo ricordi.



Jason R. Forbus


Gatto alla peschiera di Gaeta
foto di Jason R. Forbus
novembre 2025


domenica 17 agosto 2025

To Rise in Fire

For you, fellow traveler in the dark—fellow searcher, fellow dreamer:


Part I

How long the walk,

and how dark the road!

It makes me think

that my soul is abandoned to itself,

forgotten by the drinking buddies

of a long-gone day,

when I loved a tender tigress

and believed in this hypocritical society.


Damned demons spit their acid

on my wounds,

infecting them with hate for the past

and fear for the future—

yes, because all the wisdom of a man

can suddenly vanish

before two beautiful, evil eyes.

This is the irony of life:

we delve deep into study

only to learn our weakness.


Part II

Don’t you feel the earth’s wind?

It comes to take you

with its hopes and vain glory.

So run—run away from it!


Keep on learning,

keep on searching

the secret that many sought

but none have found.


For there is no supreme secret,

no mystery of life—

it is only human nature

that needs to give itself reasons

where none exist.


Part III

Ages live in words,

and as far as the sky stretches,

so my mind wanders,

there and beyond,

just to sing a song.


“Fool,” you say,

“and useless!”—

but fantasy is what gives

my life its meaning:

something indescribable,

eternal.


I am ready to sacrifice

my entire soul to it,

today and tomorrow.


Part IV

Seated in this dark library,

reading and thinking

by the comfort of a candle,

far from the chaos

of the outside world,

everything seems

ancient and true,

filled with knowledge.


Images rise from the fog of the past—

revivals of moments and emotions

summoned by turning pages;

great men exist now

only through tiny black letters.


Is this life, then?

Are we all born only to die—

to end as empty words

in a dark library?


Do we not see the sun

rise and fall?

Do we not see the stars?

Do we not dream,

love,

ponder philosophy?


Why then are we not gods?

Why should we not

seek the secret reason

for walking upon

this ball of mud?


Part V

Tear up the book of gods!

Give your people a new hope.

Bring onto mortal soil

a spark of heaven

that immortals hoard for themselves.


And if demons with their fires

threaten still the world—

then take with you the oceans

and unleash their power!


For man was not born

to bow in darkness,

but to rise in fire,

to dream, to love,

to shape the future with his hands.


Jason R. Forbus




lunedì 2 giugno 2025

Visione rosa

Visione rosa,
perdizione del colore
ed è abominio eretico.

L'uniformità che avviluppa
atomi di ossigeno
integrati a pieno e generati
in molecole artificiali.

Morbidi vortici e spirali
che non fanno male
in un mare sempre piatto
e sempre rosa
nulla può cambiare.

Resto a mollo
nella densità angosciosa
filtrando l'aria
nel cullarsi dei gorghi
che uccidono.


Jason R. Forbus

sabato 8 marzo 2025

Al circo del mondo

Al circo del mondo

preferisco un tendone

con i suoi clown titolati

e gli acrobati alati

la donna cannone

solo lei armata

e l'uomo più forte del mondo

ma solo per gioco.


Jason R. Forbus


Foto scattata il giorno 7 marzo 2025


giovedì 7 novembre 2024

Un piccolo morso alla volta

Animelle volanti prendono la vita

un piccolo morso alla volta

in febbrile attesa del boccone

che le ricondurrà alla casa di foglie

tenuta insieme dall'amore.


Dakar, 7 novembre 2024


Jason R. Forbus




sabato 1 giugno 2024

Bogotá: Mezcla de Sol y Niebla

¿De qué te extrañas, Bogotá?
Con trópicos por la sierra,
lejos de hambre y de guerras,
¿eras la salvadora de esta tierra?

Voy mirándote con tus calles lindas
y árboles más antiguos que iglesias viejas.

De verdad, eres una bien hecha mezcla,
ciudad de sol y de nieblas.

Similarmente, es fácil quedarse
mirando caras nativas y europeas
esperándose encontrar a sí mismas,
esperando encontrarme a mí mismo.

Jason R. Forbus



domenica 28 aprile 2024

Perséphone

Perséphone 

Je te vis sur ce trône d'ossements 

Tu chantais, les lèvres closes, 

Le silence de cette nuit d'été. 

Mon épouse, Pourquoi erres-tu parmi les morts, 

Frêle et blanche Comme un lys dans les ronces? 

Hadès est sombre sans ton sourire. 

Reviens vite pour chasser l'hiver 

Et rallumer la flamme éteinte 

Dans ce coeur de cendres.


par Jason R. Forbus

traduit par Eliane Mazerm-Fraysse




giovedì 15 febbraio 2024

Une voix

Une voix 

Du fond de la ruelle s'élève une voix: 

Celle d'une dame qui apprend à chanter 

C'est la première fois. 

Son premier plongeon au tréfonds de l'âme. 

Dans la réverbération naissante 

Voici une bulle 

Qui s'envole avec un rêve.


Jason R. Forbus

traduit par Eliane Mazerm



venerdì 25 novembre 2022

La barca di Gaeta di John Henry Clausen

John Henry Clausen

Tra le tante opere cosiddette "minori" di cui abbonda la storia della letteratura è la silloge "La barca di Gaeta e altri versi", opera di un poeta dimenticato, John Henry Clausen. Nato il 25 settembre del 1832 nel pittoresco villaggio di Wöhrden in Germania - non lontano dalla Danimarca - emigra a Council Bluffs nello stato dello Iowa (almeno dal 1859, anno di nascita della prima figlia). Nello Iowa sposa una ragazza statunitense di probabili origini tedesche, Anna Margarethe Bergfleth, con cui ha sette figlie e un unico figlio morto infante (1872-73). Non sappiamo con certezza se The boat of Gaeta and other verses è l'unica opera dell'autore, non avendo altre ricerche negli archivi bibliografici statunitensi prodotto ulteriori pubblicazioni. Sappiamo però che la silloge fu edita nel 1915 dalla casa editrice Boston, Sherman, French & Company, esattamente 15 anni dopo la sua scomparsa e curiosamente lo stesso anno di morte della sua vedova. Un omaggio delle figlie ai genitori scomparsi?

Non sappiamo neppure se Clausen abbia effettivamente mai visitato Gaeta, che pure dà il nome alla silloge. In base agli scarsi elementi biografici attualmente in nostro possesso, ritengo che Clausen ne avesse senz'altro letto ma senza mai mettervi piede; questa supposizione non farebbe che testimoniare la potenza suggestiva che la nostra città evocava nell'immaginario collettivo nella seconda metà dell'800, suggestione probabilmente acuita dalla copertura mediatica internazionale che Gaeta aveva avuto durante l'assedio del 1860-61. Questa poesia è rimasta sepolta nella polvere per oltre un secolo fino al giorno in cui, durante altre ricerche, mi sono casualmente imbattuto in essa e durante la settimana in cui si sta tenendo un meritevole convegno su San Francesco. Miracoli della poesia!


La barca di Gaeta di John Henry Clausen, trad. Jason R. Forbus

Dalle colline di Assisi al mare di Gaeta
Giunse l'amato San Francesco alla terra di Caserta,
Per predicare nuovamente il Vangelo di Cristo alla gente,-
Ai ricchi come ai poveri; ai fanciulli come agli uomini.
Una sera San Francesco camminò giù alla banchina,
Il suo camice riempiendosi della brezza proveniente dalla baia;
Il suo cuore battendo al ritmo della sua preghiera silenziosa;
La sua anima completamente in fiamme per la moltitudine che c'era.
Tanta era la folla che domandò un passaggio in barca
A un vispo fanciullo in un bel camice bianco;
E salendovi sopra senza remo né vela,
Scivolò via con il fianco sull'acqua.
Balzò come un fantasma nella baia di Gaeta,
Meravigliando la gente lontana sulla banchina;
Grande era lo spavento negli occhi del fanciullo
Mentre osservava la barca navigare lontano nel cielo.
Ma presto e dolcemente la barca oscillò,
Meraviglia tra le meraviglie per chi dubitasse;
E accostando alla banchina,
La barchetta si fermò perché San Francesco potesse pregare.
E quando ebbe parlato e salutato tutti,
E il sole affondando si tinse di rosso,
La barchetta sfrecciò via
Con il fianco vicino l'acqua.
E il vispo fanciullo nel bel camice bianco
Fu di nuovo in controllo della sua barchetta bianca
E il pio Francesco si avvicinò al suo orecchio
Sussurrandogli queste poche parole gioiose e gentili:
"Ovunque nel mare potrai navigare,
Nella luce o nell'oscurità, nella calma o nella tempesta;
Ovunque sarai con la tua barchetta bianca,
Ricorda, il Salvatore ti terrà a galla."
Il fanciullo strinse il camice del santo,
Mentre i raggi del sole illuminavano la città:
"O caro, santo Francesco, ancora una volta dimmi,-
Che cosa ne sarà di me e della mia barca nella baia di Gaeta?"
"Ovunque navigherai," ripeté San Francesco, "Nella luce o nell'oscurità, nella calma o nella tempesta;
Ovunque sarai con la tua barchetta bianca,
Ricorda, il Salvatore ti terrà a galla."
Oggi, spesso quando il mare si fa grosso durante il giorno
E le barche dei pescatori navigano nella baia,
Le donne che vivono nella terra di Caserta
Cercano con lo sguardo la barca nel Mare di Gaeta.


Fonti: 

https://it.findagrave.com/memorial/80147828/john-henry-clausen

https://www.loc.gov/item/15019278/

giovedì 22 settembre 2022

Figli di Anubi


Abbaiano randagi nella notte
figli di Anubi alle porte

abitano la città dei vivi
prossimi alla morte.


Jason R. Forbus

Cairo, 22 settembre 2022


sabato 20 agosto 2022

Sulle tombe ad aspettare

 


Chissà che si dicono i colombi
Seduti sulle tombe
Sulle tombe ad aspettare
L'alba di là del mare.

Jason R. Forbus

[in foto: particolare del sepolcreto marittimo di Calegna, Gaeta]

lunedì 18 aprile 2022

Dormi fenicio


Dormi ora fenicio
con le onde degli anni
sul viso.

Quel volto di donna
mai dimenticato
quel baro tuo amico
da tempo perdonato.

(Il viaggio continua
oltre il sonno della notte.)

Dormi, dormi ora fenicio
con luce di stelle
sul viso.

Jason R. Forbus

ph. Gatto di Porto Salvo, Gaeta 


martedì 27 luglio 2021

La Madre e il Poeta di Elizabeth Barrett Browning

Elizabeth Barrett Browning nacque a Durham il 6 marzo 1806, crescendo in una famiglia abbiente (il padre si era arricchito con le piantagioni di zucchero in Giamaica). Elizabeth dimostra sin da bambina un forte amore per la letteratura e la poesia, leggendo Milton, Dante e Shakespeare; a dodici anni scrive il suo primo poema epico.

Incisione di Elizabeth Barrett Browning
realizzata da quadro a opera di Chappel nel 1872

Fra il 1832 e il 1837, un dissesto finanziario costringe la famiglia a cedere la tenuta di Malvern Hills e, dopo aver traslocato tre volte, stabilirsi a Londra. In questo stesso periodo Elizabeth soffre gravi problemi fisici che la renderanno invalida agli arti inferiori, costringendola a una vita di solitudine.

Conosce la celebrità nel 1844, quando i suoi Poems la consacreranno tra i principali scrittori del tempo. Il poeta Robert Browning scopre Elizabeth proprio leggendo questa opera e, dopo uno scambio epistolare e un incontro avvenuto nel 1845, i due si sposano a Firenze dove si erano trasferiti per fuggire al padre di lei, fortemente contrario alle nozze.

Nel 1850 viene edita la sua raccolta Sonnets from the Portuguese, forse la sua opera più nota.

In Italia, Elizabeth si interessa fortemente alla politica della penisola divenendo tra i principali intellettuali a sostenere l'Unità, cui fa riferimento il poema Mother and Poet qui tradotto. Il testo allude a Laura Savio, poetessa e patriota torinese i cui figli Alfredo (1838-1860) ed Emilio (1837-1861) morirono durante il Risorgimento. Si fa infatti riferimento all'Assedio di Ancona del 1815 e all'Assedio di Gaeta del 1860 in cui morirono entrambi i figli della Savio. Il poema fu pubblicato nel 1862 all'interno della raccolta Last Poems (1862) e quindi postumo alla morte di Elizabeth, avvenuta il 29 giugno del 1861 a seguito di un aggravamento delle sue condizioni di salute.

Le spoglie mortali di Elizabeth Barrett Browning sono custodite presso il Cimitero degli Inglesi di Firenze.

Il sarcofago di E. B. B. ideato da Lord Leighton.


La Madre e il Poeta 

di Elizabeth Barrett Browning 

traduzione di Jason R. Forbus 

 

I. 

Morti! Uno fucilato sul mare d’oriente, 

l’altro fucilato sul mare d’occidente. 

Morti! entrambi i miei ragazzi! Quando siederete alla festa 

E vorrete una grande canzone per l'Italia libera, 

Che nessuno guardi me

 

II. 

Eppure ero una poetessa appena l'anno scorso, 

E brava nella mia arte, per una donna – dicevano gli uomini; 

Ma questa donna, proprio lei, qui agonizzante, 

— Il mare d'oriente e il mare d'occidente rimano nella sua testa 

Per sempre. 

 

III. 

In quale arte può essere brava una donna? Oh, vanitosa! 

In che arte è brava se non a farsi male al seno 

Con i denti da latte dei bambini, sorridendo per il dolore? 

Ah figlioli, quanto male facevate! succhiavate con forza, 

E io fiera dell’impresa. 

 

IV. 

Quale arte è buona per una donna? Tenere in grembo 

Entrambi i suoi gioielli! Sentirne le braccia intorno al collo, 

Avvinghiate, strangolando un pochino! cucire per gradi 

E ricamare i lunghi pigiamini e il cappottino pulito; 

Sognare e fare. 

 

V. 

Insegnar loro... È là che punge! Ho loro dato 

Chiara la pronuncia di Nazione. Ho insegnato loro, senza dubbio, 

Che Nazione è cosa per cui gli uomini dovrebbero morire, all’occorrenza. 

Ho parlato di libertà, diritti e del 

Tiranno cacciato. 

 

VI. 

E quando i loro occhi lampeggiavano... O miei begli occhi! ... 

Esultavo; anzi, che si presentassero ai cilindri 

Delle pistole, senza negarsi. Ma poi lo stupore 

Quando si resta soli! Poi si piange, ci si inginocchia! 

Dio, come si sente la casa! 

 

VII. 

All'inizio arrivarono buone notizie, in lettere colme di gioia 

Con i miei baci, — di vita da campo e gloria, e come 

Entrambi mi amavano; presto sarebbero tornati a casa per essere viziati 

In cambio scacciando le mosche dalla mia fronte 

Con i loro verdi rami di alloro. 

 

VIII. 

Poi fu il trionfo a Torino: Ancona era libera! 

E qualcuno emerse dal giubilo in strada, 

La faccia bianca come il marmo, per dirmi qualcosa. 

Il mio Guido era morto! caddi ai suoi piedi, 

Mentre in strada festeggiavano. 

 

IX. 

L'ho sopportato; gli amici mi hanno calmata; il mio dolore sembrava sublime 

Come il riscatto dell'Italia. Uno di quei ragazzi è rimasto 

Perché alle sue spalle e al suo fianco ricordassimo il momento 

In cui il primo divenne immortale, mentre entrambi ci sforzavamo 

Di raggiungerne l’altezza. 

 

X. 

E le lettere ancora arrivavano, più corte, più tristi, più forti, 

Ora scritte da una mano sola, non dovevo svenire, - 

Uno mi amava per due - sarebbe stato con me tra non molto: 

E Viva l'Italia! —il nostro santo è morto per essa 

E vieta ogni nostro lamento. 

 

XI. 

Il mio Nanni aggiungeva, era al sicuro e consapevole 

Di una presenza a deviare i proiettili, — era certo 

Fosse Guido, lui sapeva cos’ero in grado di sopportare, 

E come fosse impossibile, ormai svuotata, 

Vivere per altro. 

 

XII. 

Sul quale, senza sosta, sulla linea del telegrafo 

Senza intoppi giunsero le nuove da Gaeta: — Colpito. 

Dillo a sua madre. Ah, ah, sua, 'loro' madre, non mia, 

Nessuna voce più mi dice "Mia madre". Cosa? 

Credi che Guido se ne sia dimenticato? 

 

XIII. 

Son forse le anime libere così felici che, stordite dal Cielo, 

Sulla terra lascian cadere gli affetti e più non soffrono? 

Non credo. Solo di recente hanno ricevuto il perdono 

Attraverso QUELL’Amore e QUEL Dolore che riconciliano così 

Quello che è in Alto e quello che è in BASSO.  

 

XIV. 

O Cristo delle cinque piaghe, che guardi attraverso le tenebre 

In faccia a Tua madre! considera, ti prego, 

Come noi madri mortali restiamo sole, nota 

i figli che non sono Cristi e che muoiono con gli occhi altrove rivolti, 

E nessuna ultima parola da dire! 

 

XV. 

Entrambi i ragazzi morti? ma questo è fuori natura. Noi tutti 

Siam stati patrioti, eppure ogni casa deve sempre averne uno. 

Siamo stati degli imbecilli a scavare strade fino a un muro; 

E, quando l'Italia si è fatta, per quale scopo 

Se non abbiamo un figlio? 

 

XVI. 

Ah ah ah! quando Gaeta sarà presa, allora cosa?  

Quando la bella e crudele regina più non presiederà al suo svago  

Di palle infuocate e di morte a schiantare le anime degli uomini?  

Quando i cannoni Cavalli con rimbecco finale  

Avranno interrotto il gioco? 

 

XVII. 

Quando Venezia e Roma celebreranno il loro nuovo giubileo, 

Quando la tua bandiera prenderà tutto il paradiso con il suo bianco, verde e rosso, 

Quando avrai il tuo paese dalla montagna al mare, 

Quando Re Vittorio avrà in testa la corona d'Italia, 

(E io i miei Morti) - 

 

XVIII. 

Cosa succederà? Non prendermi in giro. Ah, suona le tue campane a bassa voce, 

E ardi debolmente le tue luci! Il mio paese è lì, 

Sopra la stella puntata dall’ultima vetta innevata: 

La mia Italia È LÀ, con la mia coraggiosa Coppia di patrioti, 

A spazzar via la disperazione! 

 

XIX. 

Perdonami. Alcune donne partoriscono con forza, 

Trattenendo il grido del loro dolore con disprezzo di sé; 

Ma i dolori del parto delle nazioni a lungo ci doleranno  

In un lamento come questo - e siederemo abbandonate 

Quando l'uomo-bambino sarà nato. 

 

XX. 

Morti! Uno fucilato sul mare d’oriente, 

l’altro fucilato sul mare d’occidente. 

Morti! entrambi i miei ragazzi! Quando siederete alla festa 

E vorrete una grande canzone per l'Italia libera, 

Che nessuno guardi me! 


Il traduttore, pur apprezzando la poesia in quanto pregevole opera artistica, non ne condivide il messaggio pro-risorgimentale. L'Italia andava unita ma non come avvenne.


I. 

Dead ! One of them shot by the sea in the east, 

And one of them shot in the west by the sea. 

Dead ! both my boys ! When you sit at the feast 

And are wanting a great song for Italy free, 

Let none look at me ! 

 

II. 

Yet I was a poetess only last year, 

And good at my art, for a woman, men said ; 

But this woman, this, who is agonized here, 

— The east sea and west sea rhyme on in her head 

For ever instead. 

 

III. 

What art can a woman be good at ? Oh, vain ! 

What art is she good at, but hurting her breast 

With the milk-teeth of babes, and a smile at the pain ? 

Ah boys, how you hurt ! you were strong as you pressed, 

And I proud, by that test. 

 

IV. 

What art's for a woman ? To hold on her knees 

Both darlings ! to feel all their arms round her throat, 

Cling, strangle a little ! to sew by degrees 

And 'broider the long-clothes and neat little coat ; 

To dream and to doat. 

 

V. 

To teach them ... It stings there ! I made them indeed 

Speak plain the word country. I taught them, no doubt, 

That a country's a thing men should die for at need. 

I prated of liberty, rights, and about 

The tyrant cast out. 

 

VI. 

And when their eyes flashed ... O my beautiful eyes ! ... 

I exulted ; nay, let them go forth at the wheels 

Of the guns, and denied not. But then the surprise 

When one sits quite alone ! Then one weeps, then one kneels ! 

God, how the house feels ! 

 

VII. 

At first, happy news came, in gay letters moiled 

With my kisses, — of camp-life and glory, and how 

They both loved me ; and, soon coming home to be spoiled 

In return would fan off every fly from my brow 

With their green laurel-bough. 

 

VIII. 

Then was triumph at Turin : Ancona was free !' 

And some one came out of the cheers in the street, 

With a face pale as stone, to say something to me. 

My Guido was dead ! I fell down at his feet, 

While they cheered in the street. 

 

IX. 

I bore it ; friends soothed me ; my grief looked sublime 

As the ransom of Italy. One boy remained 

To be leant on and walked with, recalling the time 

When the first grew immortal, while both of us strained 

To the height he had gained. 

 

X. 

And letters still came, shorter, sadder, more strong, 

Writ now but in one hand, I was not to faint, — 

One loved me for two — would be with me ere long : 

And Viva l' Italia ! — he died for, our saint, 

Who forbids our complaint." 

 

XI. 

My Nanni would add, he was safe, and aware 

Of a presence that turned off the balls, — was imprest 

It was Guido himself, who knew what I could bear, 

And how 'twas impossible, quite dispossessed, 

To live on for the rest." 

 

XII. 

On which, without pause, up the telegraph line 

Swept smoothly the next news from Gaeta : — Shot

Tell his mother. Ah, ah, his, ' their ' mother, — not mine, ' 

No voice says "My mother" again to me. What ! 

You think Guido forgot ? 

 

XIII. 

Are souls straight so happy that, dizzy with Heaven, 

They drop earth's affections, conceive not of woe ? 

I think not. Themselves were too lately forgiven 

Through THAT Love and Sorrow which reconciled so 

The Above and Below. 

 

XIV. 

O Christ of the five wounds, who look'dst through the dark 

To the face of Thy mother ! consider, I pray, 

How we common mothers stand desolate, mark, 

Whose sons, not being Christs, die with eyes turned away, 

And no last word to say ! 

 

XV. 

Both boys dead ? but that's out of nature. We all 

Have been patriots, yet each house must always keep one. 

'Twere imbecile, hewing out roads to a wall ; 

And, when Italy 's made, for what end is it done 

If we have not a son ? 

 

XVI. 

Ah, ah, ah ! when Gaeta's taken, what then ? 

When the fair wicked queen sits no more at her sport 

Of the fire-balls of death crashing souls out of men ? 

When the guns of Cavalli with final retort 

Have cut the game short ? 

 

XVII. 

When Venice and Rome keep their new jubilee, 

When your flag takes all heaven for its white, green, and red, 

When you have your country from mountain to sea, 

When King Victor has Italy's crown on his head, 

(And I have my Dead) — 

 

XVIII. 

What then ? Do not mock me. Ah, ring your bells low, 

And burn your lights faintly ! My country is there

Above the star pricked by the last peak of snow : 

My Italy 's THERE, with my brave civic Pair, 

To disfranchise despair ! 

 

XIX. 

Forgive me. Some women bear children in strength, 

And bite back the cry of their pain in self-scorn ; 

But the birth-pangs of nations will wring us at length 

Into wail such as this — and we sit on forlorn 

When the man-child is born. 

 

XX. 

Dead ! One of them shot by the sea in the east, 

And one of them shot in the west by the sea. 

Both ! both my boys ! If in keeping the feast 

You want a great song for your Italy free, 

Let none look at me ! 

mercoledì 14 ottobre 2020

L'ora dei giusti

In quale direzione scivola Re Sole?

Ombre si agitano sul giorno dei lunghi incendi.

E una lancetta attende

il tempo dei giusti.


Jason R. Forbus



Particolare della meridiana presso la Gran Guardia in Gaeta, foto di Jason R. Forbus, ottobre 2020

mercoledì 18 marzo 2020

On oak they carved their love

On oak, they carved their love,
And when lightning struck it,
Its message drifted to sea.

To all, it sang their story —
In all languages, on all shores —
That kiss wandered
On the waves and in the wind.

by Jason R. Forbus


Serapo Beach, Gaeta, ph Jason R. Forbus

sabato 25 gennaio 2020

Ode alla tiella

Carezza al palato,
conforto del figlio lontano:
nel mondo,
immancabile passaporto
del popolo gaetano.


di Jason R. Forbus


Ph. Bruno Di Ciaccio


martedì 24 dicembre 2019

Ovunque vagò quel bacio


Sulla quercia intagliarono le iniziali del loro amore
e quando il fulmine la colpì
affidarono il suo messaggio al mare
che ovunque ne raccontò la storia
in tutte le lingue, su tutte le spiagge
vagò quel bacio
sulle onde e nel vento.


di Jason R. Forbus

Spiaggia di Serapo, Gaeta, dicembre 2019

venerdì 23 agosto 2019

Il gatto canta messa

Un gatto canta messa
a schiere di fantasmi.

È l'assenza
a restituirci Dio.

di Jason R. Forbus


[Chiesa della Natività e degli Ulivi, Gaeta]


lunedì 24 giugno 2019

Ode all'Infiorata itrana

Ode all'Infiorata itrana

Non è l'aristocratica rosa
ma l'umile ginestra
la vera regina della festa.

Scende dai monti
e attraverso le contrade
arriva saltellando lungo le strade.

La salutano in tanti
figli ed amici, vicini e distanti:
a tutti dispensa sorrisi, a tutti offre i suoi canti.

È l'Infiorata itrana
e c'è il mondo intero:
vario e colorato
come l'intero creato.

Infiorata di Itri 2019

Infiorata di Itri 2019