giovedì 26 gennaio 2023

Sul sentiero degli dèi: liriche e racconti della Riviera di Ulisse

 



"Un omaggio alla storia della nostra terra, attraverso la descrizione di vicende che, da questo arco di costa tra Circeo e Garigliano, hanno attraversato il Mediterraneo, hanno toccato eventi grandi e importanti della storia nazionale e internazionale; ma, allo stesso tempo, esse creano una versatile prova della fusione della storia grande e piccola con la fantasia, con la dimensione del sogno e della scoperta, con il verosimile e l’impossibile. Spinte antitetiche che conducono sempre ogni ricerca, ogni avventura dell’uomo e del sapere." - Prof.ssa Sabina Mitrano

Chi mi segue da qualche tempo conosce bene la mia passione per le mitologie e il leggendario. Con il libro "Sul sentiero degli dèi: liriche e racconti della Riviera di Ulisse" ho voluto rendere omaggio al meraviglioso tratto di mondo che va dal Circeo al litorale minturnese, passando ovviamente per Gaeta e altre località della costa. L'ho fatto rivisitando la storia e le leggende del territorio attraverso racconti e poesie.

Clicca qui per vedere la scheda del libro, in doppia lingua italiano-spagnolo.

Il libro 
è stato presentato in Spagna in occasione della Settimana della Lingua Italiana lo scorso ottobre 2022.





venerdì 25 novembre 2022

La barca di Gaeta di John Henry Clausen

John Henry Clausen

Tra le tante opere cosiddette "minori" di cui abbonda la storia della letteratura è la silloge "La barca di Gaeta e altri versi", opera di un poeta dimenticato, John Henry Clausen. Nato il 25 settembre del 1832 nel pittoresco villaggio di Wöhrden in Germania - non lontano dalla Danimarca - emigra a Council Bluffs nello stato dello Iowa (almeno dal 1859, anno di nascita della prima figlia). Nello Iowa sposa una ragazza statunitense di probabili origini tedesche, Anna Margarethe Bergfleth, con cui ha sette figlie e un unico figlio morto infante (1872-73). Non sappiamo con certezza se The boat of Gaeta and other verses è l'unica opera dell'autore, non avendo altre ricerche negli archivi bibliografici statunitensi prodotto ulteriori pubblicazioni. Sappiamo però che la silloge fu edita nel 1915 dalla casa editrice Boston, Sherman, French & Company, esattamente 15 anni dopo la sua scomparsa e curiosamente lo stesso anno di morte della sua vedova. Un omaggio delle figlie ai genitori scomparsi?

Non sappiamo neppure se Clausen abbia effettivamente mai visitato Gaeta, che pure dà il nome alla silloge. In base agli scarsi elementi biografici attualmente in nostro possesso, ritengo che Clausen ne avesse senz'altro letto ma senza mai mettervi piede; questa supposizione non farebbe che testimoniare la potenza suggestiva che la nostra città evocava nell'immaginario collettivo nella seconda metà dell'800, suggestione probabilmente acuita dalla copertura mediatica internazionale che Gaeta aveva avuto durante l'assedio del 1860-61. Questa poesia è rimasta sepolta nella polvere per oltre un secolo fino al giorno in cui, durante altre ricerche, mi sono casualmente imbattuto in essa e durante la settimana in cui si sta tenendo un meritevole convegno su San Francesco. Miracoli della poesia!


La barca di Gaeta di John Henry Clausen, trad. Jason R. Forbus

Dalle colline di Assisi al mare di Gaeta
Giunse l'amato San Francesco alla terra di Caserta,
Per predicare nuovamente il Vangelo di Cristo alla gente,-
Ai ricchi come ai poveri; ai fanciulli come agli uomini.
Una sera San Francesco camminò giù alla banchina,
Il suo camice riempiendosi della brezza proveniente dalla baia;
Il suo cuore battendo al ritmo della sua preghiera silenziosa;
La sua anima completamente in fiamme per la moltitudine che c'era.
Tanta era la folla che domandò un passaggio in barca
A un vispo fanciullo in un bel camice bianco;
E salendovi sopra senza remo né vela,
Scivolò via con il fianco sull'acqua.
Balzò come un fantasma nella baia di Gaeta,
Meravigliando la gente lontana sulla banchina;
Grande era lo spavento negli occhi del fanciullo
Mentre osservava la barca navigare lontano nel cielo.
Ma presto e dolcemente la barca oscillò,
Meraviglia tra le meraviglie per chi dubitasse;
E accostando alla banchina,
La barchetta si fermò perché San Francesco potesse pregare.
E quando ebbe parlato e salutato tutti,
E il sole affondando si tinse di rosso,
La barchetta sfrecciò via
Con il fianco vicino l'acqua.
E il vispo fanciullo nel bel camice bianco
Fu di nuovo in controllo della sua barchetta bianca
E il pio Francesco si avvicinò al suo orecchio
Sussurrandogli queste poche parole gioiose e gentili:
"Ovunque nel mare potrai navigare,
Nella luce o nell'oscurità, nella calma o nella tempesta;
Ovunque sarai con la tua barchetta bianca,
Ricorda, il Salvatore ti terrà a galla."
Il fanciullo strinse il camice del santo,
Mentre i raggi del sole illuminavano la città:
"O caro, santo Francesco, ancora una volta dimmi,-
Che cosa ne sarà di me e della mia barca nella baia di Gaeta?"
"Ovunque navigherai," ripeté San Francesco, "Nella luce o nell'oscurità, nella calma o nella tempesta;
Ovunque sarai con la tua barchetta bianca,
Ricorda, il Salvatore ti terrà a galla."
Oggi, spesso quando il mare si fa grosso durante il giorno
E le barche dei pescatori navigano nella baia,
Le donne che vivono nella terra di Caserta
Cercano con lo sguardo la barca nel Mare di Gaeta.


Fonti: 

https://it.findagrave.com/memorial/80147828/john-henry-clausen

https://www.loc.gov/item/15019278/